Esame Avvocato 2017 salvato dal Milleproroghe, è ufficiale

In seguito all’approvazione del Milleproroghe è stato così confermato il rinvio della riforma dell’esame di abilitazione per poter praticare la professione forense. Esame Avvocato 2017 viene così fissato per il 2018. Tra le numerose conseguenze che accompagnano questa scelta vi è anche il rinnovo dell’utilizzo dei codici commentati durante lo stesso esame direttamente dai praticanti avvocati.

Milleproroghe: che cosa cambia?

Il Patrocinio in grandi giurisdizioni prevede per gli avvocati di iscriversi nel relativo albo speciale solo se entro 5 dall’entrata in vigore della riforma, sono riusciti a maturare i requisiti previsti. Il trasferimento dei magistrati assegnati in prima sede, con un’assegnazione presso una sede diversa o per funzioni diverse, avrà un periodo di 3 anni di permanenza.

Per gli uffici giudiziari saranno infine destinabili un massimo di 30 milioni, ricavati grazie al fondo per lo sviluppo e la coesione che va dal 2014 al 2020. Tali fondi saranno usati per interventi urgenti e attivabili nel breve periodo.

Modalità d’esame

L’esame per almeno un anno resterà inalterato: le prove scritte prevedono la redazione di pareri motivati, sia per quanto riguarda diritto civile che diritto penale. La prova orale prevede ancora tre discipline da esaminate da parte delle Commissioni: diritto costituzionale, diritto civile e diritto.

Avvocati di Verona: albo e ordine

Come in tutte le altre città italiane, vi è anche l’Albo degli avvocati di Verona che è un elenco di nomi di persone che si sono laureate in Giurisprudenza e che dopo aver sostenuto l’esame di Stato, si sono guadagnati l’iscrizione a questa lista. Se si pensa solo per un momento alla difficoltà di quell’esame, che dovrebbe essere l’ultimo di tanti, ci si rende conto che sembra più la lista di persone che hanno raggiunto il vero traguardo. Gli avvocati sono una classe sociale molto importante visto che, grazie a loro si possono risolvere molte problematiche: una separazione, un divorzio, una lite tra inquilini di uno stesso condominio, l’affidamento di minori e tanti altre situazioni.

Sul sito dell’Ordine degli avvocati di Verona sono elencati i servizi al cittadino che questa classe può adempiere e la cosa più particolare è che c’è anche una lista di nomi degli avvocati d’ufficio che vengono pagati dallo Stato. Questi ultimi danno la possibilità alle persone che non sono in grado di spendere soldi per difendersi, di riuscire a farlo grazie alla loro presenza ed al servizio che offrono. Nell’Albo degli avvocati di Verona, sono compresi anche i ragazzi che stanno facendo praticantato presso uno degli studi di persone già avviate alla carriera oppure i praticanti abilitanti al Patrocinio, aggiornato al mese precedente. Qualora avessi bisogni di una consulenza legale Verona su qualsiasi argomento in cui c’è di mezzo la legge, potrai contattare il tribunale di Verona tramite mail oppure telefonicamente ed in poco tempo, otterrai un appuntamento con uno dei professionisti.

Questo, qualora volessi oppure dovessi presentarti di persona, si trova in Via Teatro Ristori 1.  In questa sede è compresa anche la biblioteca intitolata a Luigi Devoto, aperta tutti i giorni durante gli orari di ufficio. Il sito del tribunale di Verona è completo di tutto, tranne che delle tariffe che vengono richieste. Di ciò bisognerà parlare direttamente con l’avvocato prescelto e di solito, sono imposte e decise in base al servizio che deve essere svolto dal legale. Il portale legato all’Albo degli avvocati di cui sopra, è mappato perfettamente ed offre delle nozioni chiare ed immediate. Essere iscritti a questo elenco, è per un giovane avvocato un onore, visto cosa rappresenta e il valore che dà alla tua persona. Infatti, in questa lista sono presenti, non solo dei semplici professionisti del settore legale, ma anche i migliori avvocati di Verona. In questa branca, avere un nome oppure uno studio che ti sponsorizzi è davvero importante ai fini lavorativi.

EU: lancio dell’anno europeo della lotta alla povertà

Il 27 ottobre prossimo presso il Berlaymont avrà inizio la prima delle conferenze che proseguiranno nei giorni 28 e 29 al fine di lanciare l’anno europeo della lotta alla povertà. Su questo argomento la Commissione ha addirittura attivato un portale ad hoc http://2010againstpoverty.euche illustra le attività a livello europeo. L’evento del 27 ottobre vedrà la presentazione dei risultati del sondaggio dell’Eurobarometro sulla povertà.

E’ già disponibile per il download, presso il citato portale, il “documento quadro strategico” le priorità e gli orientamenti per le attività dell’Anno europeo 2010.

Nella parte introduttiva del citato documento si legge:

L’Unione europea e i suoi Stati membri sono vigorosamente impegnati ad affrontare le piaghe della povertà e dell’esclusione sociale. L’Agenda sociale 2005-2010 della Commissione ha designato il 2010 quale Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale al fine di riaffermare e rafforzare l’iniziale impegno politico dell’UE formulato all’avvio della strategia di Lisbona a “imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà”. L’avallo del Parlamento europeo e del Consiglio alla tematica dell’Anno europeo 2010 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 298 del 7.11.20081.

La crisi economica e finanziaria internazionale del 2008 può avere conseguenze di lungo periodo per la crescita e l’occupazione nell’UE e saranno le persone più vulnerabili nelle nostre società a risentirne probabilmente di più. L’Anno europeo della lotta alla povertà dovrebbe quindi avere un impatto cruciale in materia di sensibilizzazione sull’esclusione sociale e di promozione dell’inclusione attiva poiché nessun paese può sottrarsi alle conseguenze di questa crisi mondiale.

Si menzionano anche gli obiettivi seguenti:

• fornire un orientamento pratico sulle attività dell’Anno europeo;

• assicurare che i programmi nazionali siano coerenti con gli obiettivi dell’Anno europeo 2010 e con la strategia europea per la protezione sociale e l’inclusione sociale3.

Si tratterà di seguire le attività per valutare ex post l’efficacia dell’iniziativa, considerato che le enunciazioni di principio sono bene lontane dalla cruda ed amara realtà che spesso necessitano di soluzioni concrete per coloro che – purtroppo – sono costretti, a volte incolpevolmente, a vivere situazioni di estremo disagio.

Fraud 2009: il fenomeno delle frodi

Ieri e oggi si svolge a Torino presso il Centro Congressi del Lingotto l’evento “Fraud 2009” e vi partecipo per conto di Adiconsum.

Si tratta sicuramente di un evento che non è alla prima edizione e il suo contenuto merita tutta l’attenzione da parte di chi si occupa di frodi in genere. Difatti, l’aspetto “frodi” non può essere valutato in modo settario e da un unico punto di vista. I profili sono molteplici e coinvolgono diverse professionalità e differenti ambiti aziendali.

L’evento è organizzato da ACFE (Association of Certified Fraud Examiners) e da CRIF, società leader nei sistemi di informazione creditizia e supporto decisionale.

L’evento è articolato con delle sessioni plenarie e con alcuni workshop tematici. In particolare sono oggetto di trattazione l’evoluzione del fenomeno delle frodi creditizie mediante furti d’identità e delle frodi sul posto di lavoro, le truffe ai danni di compagnie di telefonia, frodi assicurative, il perfezionamento degli strumenti di monitoraggio e di prevenzione delle frodi su internet e nell’eCommerce.

Il problema più complesso, a mio avviso, è costituito dal c.d. furto d’identità. A questo proposito, CRIF, azienda leader nello sviluppo e nella gestione dei sistemi di informazioni creditizie (SIC) d business information e di supporto decisionale, ha illustrato il servizio Mistercredit (www.mistercredit.it) il cui cittadino può beneficiare del sistema denominato IDENTIKIT. Con questo sistema, previa registrazione, è possibile ricevere dei report e degli alerts sulle operazioni poste in essere dal soggetto che ha registrato il proprio nominativo. In questo modo, qualora ci fossero operazioni anomale, l’utente sarebbe ingrado – quasi in tempo reale – di essere informato e di adottare gli opportuni provvedimenti. CRIF ha anche presentato gli ultimi dati relativi agli osservatori sulle carte di credito e sulle frodi creditizie. Interessante lo strumento.

Per quanto concerne le frodi sul posto di lavoro ACFE ha svolto una ricerca dalla quale emerge che la tipologia di frode più frequente nelle aziende italiane è per il 43% l’appropriazione indebita di asset aziendali (false fatturazioni, rimborsi gonfiati, furto di denaro non contabilizzato). Poi, ovviamente, la falsa dichiarazione per il 36% ed i casi di corruzione per il 14%. Secondo questa indagine i metodi più efficaci per arginare il fenomeno frodi in ambito aziendale sono costituiti da sistemi di controllo interno e internal auditing. Secondo ACFE è possibile tracciare un identikit del dipendente truffatore: truffano più i maschi (59%), con un alto livello di istruzione (il 45% è laureato) e che occupano posizioni impiegatizie (29%) o manageriali (18%).

Presentata la relazione 2012 del Garante privacy

È stata presentata oggi la relazione 2012 del Garante privacy. Il Presidente dell’Autorità Garante, Soro, ha tenuto il suo discorso presso la Sala della Regina a Montecitorio. L’evento è stato presieduto dalla Presidente della Camera Boldrini alla presenza degli altri membri del Collegio (Augusta Iannini, Giovanna Bianchi Clerici, Licia Califano). Il documento è disponibile sul sito del Garante.

Il discorso del Presidente è stato focalizzato sui punti seguenti:

  1. La protezione dei dati come fondamento della cittadinanza
  2. Trasparenza e potere informative della pubblica amministrazione
  3. Autorità e libertà
  4. La protezione dei dati tra individuo e mercato
  5. Gli algoritmi non sono neutrali
  6. Lo sfruttamento commerciale delle identità
  7. Né censura né anonimia
  8. Oblio e identità in evoluzione
  9. Dignità della persona e libertà di stampa
  10. Una privacy forte: la sfida dell’Europa

Dal contenuto – senza dubbio apprezzabile – del discorso del Presidente Soro è emerso un indubbio interesse verso la protezione dei dati personali in relazione con le nuove sfide del digitale e della evoluzione dei paradigmi del web con le proprie declinazioni. Particolare interesse è stato posto sul tema del furto d’identità e, quindi, sul concetto dell’identità digitale (eID), nonché su tematiche di particolare specificità quali l’Internet degli oggetti (Internet of Things – IoT) e le evoluzioni c.d. smart (smart grid, smart city, ecc.).

Si tratta di un approccio che denota particolare apertura da parte del Garante ad affrontare le nuove sfide del mondo della comunicazione e della rete in genere.

Il 30/6/2013 scade il termine per comunicare la PEC – Attivo il portale per INI-PEC

La legge 17 dicembre 2012, n. 221, in sede di conversione del D.L. 18/10/2012, n. 179, ha modificato l’art. 5 – rubricato “Posta elettronica certificate – indice nazionale degli indirizzi delle imprese e dei professionisti” – disponendo l’obbligo di comunicazione dell’indirizzo di PEC (Posta Elettronica Certificata) anche per le imprese individuali, mediante indicazione nella domanda di iscrizione al registro delle imprese e all’albo delle imprese artigiane da parte rispettivamente delle imprese individuali e delle imprese artigiane.

La predetta norma (art. 5, comma 2), peraltro, dispone l’obbligo per le imprese individuali attive e non soggette a procedura concorsuale di depositare presso il registro delle imprese l’indirizzo di PEC entro il 30.6.2013 (termine ridotto dalla legge di conversione che originariamente era fissato al 31.12.2013).

La circolare n. 53687 del 2/4/2013 del Ministero dello sviluppo economico fornisce alcune indicazioni sulle modalità di comunicazione.

Le recenti vigenti disposizioni prevedono, fra l’altro, che gli Ordini professionali siano tenuti a far confluire i dati relativi agli indirizzi di PEC nell’elenco INI-PEC (Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata) che è istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

Dal 19/6/2013 è online il portale dell’INI-PEC www.inipec.gov.it

A tutto questo si aggiunga anche l’obbligo da parte di PA ed Enti di registrare i propri dati sul portale http://www.indicepa.gov.it/

Privacy e decreto sviluppo: brevi note critiche

Il Governo ha approvato al Consiglio dei Ministri dello scorso 5 maggio uno schema di decreto legge che, fra l’altro, all’art. 6 affronta alcune questioni in materia di privacy. In particolare, l’art. 6 dello schema di decreto legge è stato strutturato per delineare diverse azioni, ma la prima è quella relativa alla riservatezza e la logica posta alla base dell’intervento normativo viene indicata alla lettera a) e descritta nei termini seguenti:

in corretta applicazione della normativa europea le comunicazioni relative alla riservatezza dei dati personali sono limitate alla tutela dei cittadini, conseguentemente non trovano applicazione nei rapporti tra imprese

Il citato assioma sembra voler giustificare l’intervento in commento su una presunta “corretta applicazione della normativa europea”. Sul sito del Ministero per la pubblica amministrazione ed innovazione, peraltro, si legge: “La proposta prevede che il Codice della Privacy non si applichi ai trattamenti di dati personali nei rapporti tra persone giuridiche per sole finalità di natura amministrativo-contabile, in modo da allineare la normativa italiana a quella degli altri Paesi dell’Unione Europea (solo l’Italia infatti, insieme all’Austria, aveva una normativa sulla privacy che si applicava sia alle persone fisiche, sia a quelle giuridiche). Sono previste inoltre semplificazioni per le imprese che trattano solo i dati sensibili del personale, dei collaboratori e dei loro familiari (circa l’80% del totale): una semplice autocertificazione sostituisce il Documento Programmatico per la Sicurezza”.

Garante privacy: la biometria non l’unica soluzione nel rapporto di lavoro

Il Garante per la protezione dei dati personali si è pronunciato di recente in ordine alla conformità alla normativa privacy dei rilevamenti biometrici.

Difatti, su istanza di due diverse aziende sono stati emanati nel mese di novembre del 2010 due provvedimenti (doc web. 1779745 e 1779758) che rigettano le richieste di verifica preliminare di sistemi che utilizzavano la biometria. Tali aspetti, peraltro, sono presenti nell’ultima newsletter del 4.2.2011.
In particolare, le richieste di verifica preliminare avanzate dalle aziende al Garante riguardavano l’uso di sistemi biometrici (nel caso di specie di impronta digitale del dito indice) per controllare la presenza sul posto di lavoro dei dipendenti. Il sistema prevedeva la registrazione dell’impronta digitale su una card e all’occorrenza il dipendente avrebbe dovuto inserire la card in un lettore posizionando contestualmente il proprio dito su altro lettore in modo da convalidarne la corrispondenza e quindi la presenza del lavoratore.
Le parti della motivazione più rilevanti del provvedimento del Garante sono quelle riportate di seguito:

Mappe mentali e concettuali: l’ausilio dei software

All’avvocato possono servire risorse per le mappe mentali e/o concettuali ? La risposta è ovviamente positiva. Credo che prima o poi sorga, in particolare a chi scrive o studia, la necessit�? di utilizzare le mappe mentali (in inglese mind map) o mappe concettuali (conceptual map – si tratta di concetti distinti) per una migliore razionalizzazione delle idee e del pensiero. Si fa risalire a Tony Buzan la paternit�? delle mappe mentali, mentre a Joseph D. Novak quella delle mappe concettuali. A questo punto è necessario chiarire, schematizzando, la differenza tra le due soluzioni appena indicate:
si fa riferimento alle mappe mentali per la rappresentazione grafica delle idee e del pensiero di una persona attraverso la creativit�? della stessa;
le mappe concettuali, invece, sono utilizzate per la rappresentazione grafica della conoscenza.

Internet of Things: Council launch ed approccio multidisciplinare

Il 4 dicembre 2009 si è tenuto a Brussels al lancio ufficiale del Council di Internet of Things di cui faccio parte. Il Council è multidisciplinare ed è costituito nella forma del think-tank, del laboratorio sulle tematiche connesse all’Internet of Things. L’evento è stato organizzato da Rob van Kranenburg fondatore e responsabile del Council e patrocinato da LIFT e da Thinker.it!
La location: l’evento e si è tenuto all’IMAL che è il Centro per le culture digitali e la tecnologia (Centre for digital cultures and technology).

Il programma: il programma (già illustrato in un mio precedente articolo) è stato abbastanza vasto sia sul piano dei relatori sia su quello dei contenuti. È stato necessario strutturarlo in una sessione mattutina con una serie di interventi, tra i quali quello dello scrivente; ha fatto seguito la sessione pomeridiana che è stata strutturata con ben 7 workshop contemporanei ciascuno su una tematica diversa. Al termine dei workshop c’è stata la presentazione della sintesi dei lavori di ciascuno di essi. Dopo la cena, una sessione serale. Di particolare rilievo è stato, a mio modesto avviso, il contributo di Gerard Santucci, Capo dell’unità D4 “Networked Enterprise & Radio Frequency Identification (RFID)” della Commissione Europea – DG INFSO (Direzione Generale Information Society and Media), che ha illustrato ampiamente le questioni relative alla tecnologia RFID in stretta connessione con il paradigma Internet of Things.

Internet of Things: molto sinteticamente, ma non è certamente questa la sede più adeguata per descrivere il fenomeno, con questa espressione si fa riferimento ad uno dei nuovi paradigmi della rete Internet che è meglio conosciuto come Internet degli oggetti. Si tratta di una realtà virtuale, un ambiente – che ad avviso di molti già esiste – all’interno del quale assume un ruolo determinante la tecnologia RFID (Radio Frequency IDentificator). La tecnologia RFID funziona mediante microchip che trasmettono dati, a seconda di come vengono programmati da chi li realizza. Possono essere utilizzati per gli impieghi più vari, dalla catalogazione della merce di magazzino, alla sicurezza in genere, ecc. Il microchip, si è detto, trasmette delle informazioni che spesso vengono raccolte e gestite mediante la rete Internet. S’immagini ad un microchip che viene utilizzato per taggare (etichettare) un prodotto nel supermercato: in questo modo è possibile conoscere un qualsiasi momento quanti di quei prodotti ci sono, in quale scaffale fisicamente si trovano, ecc. L’interrogazione dei dati generati dai microchip RFID possono fornire una serie di informazioni su un determinato oggetto a seconda di come sia stato programmato il microchip RFID.

Approccio multidisciplinare: è sicuramente la soluzione vincente, tenuto conto che relativamente all’Internet of Things non esiste una specificità di competenze ma, al contrario, è necessario l’impegno di ciascun profilo professionale. Inoltre, l’interesse coinvolge diversi stakeholders, ovvero imprenditori, consumatori, associazioni, professionisti, organismi, ecc. Personalmente, ritengo che questo tipo di approccio alle tematiche dell’IoT sia ottimale, sempre che conduca ad uno scambio reciproco delle singole informazioni prodotte da ciascun professionista e/o stakholder con finalità di sviluppo del paradigma IoT.

Profili giuridici: il paradigma IoT non è esente dalla normativa sulla privacy. Il punto di partenza va individuato negli effetti sui dati personali che derivano dalla connessione tra un oggetto ed una persona. In particolare, al di là delle prescrizioni normative sulla informativa, l’utilizzo della tecnologia (che può essere RFID o altra) deve garantire l’assoluta sicurezza dei dati personali trattati specialmente qualora per il trattamento di tali dati sia impiegata la rete Internet. La dimostrazione dei principali rischi connessi con il paradigma IoT e con la tecnologia RFID può essere rappresentato graficamente con una matrice tridimensionale (utilizzata per l’intervento all’evento in questione). Al di là della privacy, evidentemente possono sussistere profili di responsabilità con riguardo agli aspetti in tema di sicurezza in generale (safety and security).