Internet of Things: Council launch ed approccio multidisciplinare

Il 4 dicembre 2009 si è tenuto a Brussels al lancio ufficiale del Council di Internet of Things di cui faccio parte. Il Council è multidisciplinare ed è costituito nella forma del think-tank, del laboratorio sulle tematiche connesse all’Internet of Things. L’evento è stato organizzato da Rob van Kranenburg fondatore e responsabile del Council e patrocinato da LIFT e da Thinker.it!
La location: l’evento e si è tenuto all’IMAL che è il Centro per le culture digitali e la tecnologia (Centre for digital cultures and technology).

Il programma: il programma (già illustrato in un mio precedente articolo) è stato abbastanza vasto sia sul piano dei relatori sia su quello dei contenuti. È stato necessario strutturarlo in una sessione mattutina con una serie di interventi, tra i quali quello dello scrivente; ha fatto seguito la sessione pomeridiana che è stata strutturata con ben 7 workshop contemporanei ciascuno su una tematica diversa. Al termine dei workshop c’è stata la presentazione della sintesi dei lavori di ciascuno di essi. Dopo la cena, una sessione serale. Di particolare rilievo è stato, a mio modesto avviso, il contributo di Gerard Santucci, Capo dell’unità D4 “Networked Enterprise & Radio Frequency Identification (RFID)” della Commissione Europea – DG INFSO (Direzione Generale Information Society and Media), che ha illustrato ampiamente le questioni relative alla tecnologia RFID in stretta connessione con il paradigma Internet of Things.

Internet of Things: molto sinteticamente, ma non è certamente questa la sede più adeguata per descrivere il fenomeno, con questa espressione si fa riferimento ad uno dei nuovi paradigmi della rete Internet che è meglio conosciuto come Internet degli oggetti. Si tratta di una realtà virtuale, un ambiente – che ad avviso di molti già esiste – all’interno del quale assume un ruolo determinante la tecnologia RFID (Radio Frequency IDentificator). La tecnologia RFID funziona mediante microchip che trasmettono dati, a seconda di come vengono programmati da chi li realizza. Possono essere utilizzati per gli impieghi più vari, dalla catalogazione della merce di magazzino, alla sicurezza in genere, ecc. Il microchip, si è detto, trasmette delle informazioni che spesso vengono raccolte e gestite mediante la rete Internet. S’immagini ad un microchip che viene utilizzato per taggare (etichettare) un prodotto nel supermercato: in questo modo è possibile conoscere un qualsiasi momento quanti di quei prodotti ci sono, in quale scaffale fisicamente si trovano, ecc. L’interrogazione dei dati generati dai microchip RFID possono fornire una serie di informazioni su un determinato oggetto a seconda di come sia stato programmato il microchip RFID.

Approccio multidisciplinare: è sicuramente la soluzione vincente, tenuto conto che relativamente all’Internet of Things non esiste una specificità di competenze ma, al contrario, è necessario l’impegno di ciascun profilo professionale. Inoltre, l’interesse coinvolge diversi stakeholders, ovvero imprenditori, consumatori, associazioni, professionisti, organismi, ecc. Personalmente, ritengo che questo tipo di approccio alle tematiche dell’IoT sia ottimale, sempre che conduca ad uno scambio reciproco delle singole informazioni prodotte da ciascun professionista e/o stakholder con finalità di sviluppo del paradigma IoT.

Profili giuridici: il paradigma IoT non è esente dalla normativa sulla privacy. Il punto di partenza va individuato negli effetti sui dati personali che derivano dalla connessione tra un oggetto ed una persona. In particolare, al di là delle prescrizioni normative sulla informativa, l’utilizzo della tecnologia (che può essere RFID o altra) deve garantire l’assoluta sicurezza dei dati personali trattati specialmente qualora per il trattamento di tali dati sia impiegata la rete Internet. La dimostrazione dei principali rischi connessi con il paradigma IoT e con la tecnologia RFID può essere rappresentato graficamente con una matrice tridimensionale (utilizzata per l’intervento all’evento in questione). Al di là della privacy, evidentemente possono sussistere profili di responsabilità con riguardo agli aspetti in tema di sicurezza in generale (safety and security).

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