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e-commerce: indagine a tappeto della UE sul rispetto della normativa

L’Unione Europea ha avviato un’indagine a tappeto nei confronti dei siti di e-commerce al fine di verificare se i relativi siti rispettino o non la normativa a tutela dei consumatori. Nei 26 Paesi europei sono stati controllati 369 siti, di cui 17 in Italia; di questi 17, poi, 6 sono stati selezionati per indagini nazionali. Questo è quanto emerge dal rapporto pubblicato oggi dalla Commissione Europea e disponibile qui. Secondo questo documento

Nel maggio 2009 le autorità nazionali di forza pubblica (coordinate dalla Commissione europea) hanno controllato i siti web che vendono prodotti elettronici per verificarne l’ottemperanza a tre essenziali normative UE in materia di consumatori: la direttiva sulle vendite a distanza, la direttiva sul commercio elettronico e la direttiva sulle pratiche commerciali sleali.

La Commissaria europea M. Kuneva ha dichiarato nel comunicato stampa:

Abbiamo preso di mira i siti web che vendono prodotti elettronici poiché, come lo so io stessa dai messaggi elettronici che ricevo e come risulta anche dal gran numero di denunce che arrivano ai centri europei di difesa dei consumatori, si tratta di un ambito problematico effettivo per i consumatori. Ci siamo resi conto che più della metà dei dettaglianti che vendono prodotti elettronici on-line deludono le aspettative dei consumatori. Questo è un problema su scala europea che richiede una soluzione europea. Nei mesi a venire ci sarà molto da fare per ripulire questo settore, i consumatori europei meritano un trattamento migliore.

In che cosa consiste questa indagine a tappeto ? Il citato comunicato chiarisce che essa si articola in 2 fasi: in una prima fase viene effettuato un controllo da parte delle Autorità nazionali sul un determinato settore di mercato; tutte le singole Autorità nazionali utilizzano lo stesso strumento di valutazione. Nella seconda fase si avviano le indagini su coloro che sono sospettati di irregolarità e verranno adottate le azioni necessarie alla valutazione delle incompatibilità e delle relative sanzioni. Le Autorità nazionali avranno competenza per i casi nazionali, mentre per le situazioni internazionali l’Autorità nazionale può chiedere assistenza a quella di altri Paesi. In questa fase viene comunque garantito alle imprese il diritto di replica e di rettificare la loro posizione irregolare. Chi non riuscirà a correggere la propria posizione rischieranno sanzioni anche con la chiusura del sito web.

E’ interessante notare i dati relativi ai siti di e-commerce che vendono i singoli beni elettronici:

PC n. 84 - lettori MP3/MP4 n. 65 - camere digitali n. 62 - telefoni cellulari n. 60 - lettori DVD n. 56 - consolle di videogiochi n. 42 (in totale, ovviamente, sono 369).

I problemi più comuni riscontrati sono stati:

1) Informazioni ingannevoli o mancanti sui diritti del compratore;

2) Informazioni ingannevoli o mancanti sul costo totale;

3) dettagli mancanti o incompleti sul venditore.

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Più preoccupanti, sebbene si tratti di dati su scala europea, sono i risultati dell’indagine:

Il 55% dei 369 siti web indagati presentava irregolarità che sono oggetto di ulteriori indagini. Il 13% dei siti problematici richiederà una cooperazione transfrontaliera tra le autorità nazionali.

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Tenuto conto di quanto emerge da questa indagine è quanto mai importante il ruolo delle associazioni dei consumatori, tenuto anche conto della penosa situazione relativa alla class action in Italia. E’ necessaria una consistente campagna informativa sull’e-commerce ed in particolare, oltre che sui diritti dei consumatori, su ciò a cui è importante fare attenzione in un sito web di e-commerce. La stessa Commissaria Kuneva disse che il mercato è lo schermo, proprio per intendere che l’evoluzione tecnologica sta spostando le abitudini dei consumatori verso un utilizzo sempre più massiccio di Internet e delle tecnologie. Questo è quello che si può auspicare da un lato; dall’altro, invece, sarebbe utile considerare l’attuale sistema normativo nazionale ed europeo alla luce di una sempre maggiore necessità di interazione tra Paesi europei e tra le forze di polizia. Tuttavia, per le forze di polizia, potrebbe essere oneroso controllare i siti web di e-commerce; pertanto, come segnalato da ADICONSUM, potrebbe anche essere utile demandare questo compito di monitoraggio ad un organo di controllo europeo che possa eventualmente anche segnalare alle forze di polizia le violazioni riscontrate.

Le immagini sono tratte dal portale europeo.

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