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Commissione Europea

e-commerce trasfrontaliero: ulteriore step della Commissione Europea

Come anticipato con questo post, ieri la Commissaria europea M. Kuneva ha illustrato la sua politica relativa all’e-commerce. Non si tratta di una novità, ma di un ulteriore step del programma sull’e-commerce. In sintesi, la Kuneva ha precisato che bisogna creare una semplice ed unica normativa sui diritti dei consumatori che dovrà sostituire la disciplina esistente; sarà necessario, inoltre, promuovere una più efficiente legislazione sulla protezione del consumatore e fornire ai cittadini adeguate informazioni circa il recesso. Infine, andrà semplificata la legislazione per i venditori.

Al di là di questa sintesi prospettata dalla Commissaria Kuneva, la Commissione ha emesso ieri una Comunicazione dalla Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Europeo Economico e Sociale, al Comitato delle Regioni, sull’e-commerce transfrontaliero in Europa business to consumer (B2C). Tale documento, sempre nell’ottica di progressione programmata dalla Commissaria Kuneva, è di primaria importanza anche perché si completa con un corposo (106 pagine) rapporto sull’e-commerce in Europa che è stato pubblicato il 20 ottobre.

In sostanza la Comunicazione prima citata intende realizzare una strategia per un migliore sistema di e-commerce trasfrontaliero. La Commissione provvederà a continuare il monitoraggio del sistema di e-commerce trasfrontaliero.

A mio parere è quanto mai necessario ed opportuno che le associazioni dei consumatori siano assolutamente proattive per contribuire a migliorare nettamente il sistema di e-commerce trasfrontaliero. Da un lato, le associazioni dei consumatori potranno realizzare campagne di sensibilizzazione dirette ai consumatori e dall’altro intervenire a livello istituzionale per avanzare proposte o contributi finalizzati ad una maggiore armonizzazione del sistema di e-commerce a livello europeo.

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Safer Internet Forum 2009

Anche quest’anno partecipo al Safer Internet Forum 2009 che si tiene a Lussemburgo sotto  l’egida della DG-INFSO. Si tratta di un evento annuale che rientra nelle attività del progetto europeo Safer Internet Programme organizzato dalla Commissione Europea. Il tema di quest’anno è “promoting online safety in school” e si discuterà appunto degli aspetti relativi alla sicurezza online nelle scuole durante i due giorni di attività (22 e 23 ottobre).

A differenza dell’edizione dell’anno precedente, quest’anno è stato aumentato il coinvolgimento diretto dei ragazzi tra i 14 e 17 anni; difatti sono presenti 52 ragazzi dei diversi Paesi europei che stanno contrbuendo direttamente a prospettare la loro personale esperienza riguardo alla sicurezza online e ciò che a loro avviso andrebbe fatto per migliorare. Sono previste delle sessioni con dei panel (youth panel) durante i quali si prospettano le questioni connesse con le problematiche della sicurezza online.

Emerge già dalle prime battute, ma è comunque opportuna una sintesi al al termine dei lavori, che sia necessaria ed opportuna un’adeguata formazione che coinvolga studenti, genitori ed docenti attraerso cui rendersi consapevoli di ciò che sia realmente Internet e con quale approccio vadano utilizzate le risorse online. E’ necessaria inoltre una buona campagna di sensibilizzazione dei soggetti interessati, incluse le strutture scolastiche, al fine di spiegare che nella vita virtuale è importante l’aspetto comportamentale così come nella vita reale.

Non va dimenticata la recente istanza dell’Europa a favore della media literacy che dovrà essere inserita nei programmi scolastici.

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UE: diritto alla eprivacy e lotta allo spam

La Commissione Europea ha pubblicato giovedì scorso – 8/10/2009 – uno studio dal quale emerge come il fenomeno dello spamming abbia numeri elevati. In tutta sincerità il risultato contenuto nello studio citato non stupisce poiché lo spam è un fenomeno noto da tempo ed è immaginabile che l’evoluzione della rete abbia comportato un incremento del fenomeno.

Tuttavia, lo studio citato – così come riportato nel comunicato stampa – indica le seguenti conclusioni:

- attualmente quasi tutti i paesi dell’UE dispongono di uno o più siti web in cui i cittadini possono reperire informazioni o presentare denuncia nel caso in cui siano vittima di spam, di spyware o di software maligni;

- un’analisi di oltre 140 azioni legali di 22 Stati membri indica l’esistenza di differenze sostanziali fra il numero di cause per paese e le multe comminate. Il numero più elevato di cause è stato registrato in Spagna (39), in Slovacchia (39) e in Romania (20). Le multe più elevate sono state comminate nei Paesi Bassi (1 000 000 EUR), in Italia (570 000 EUR) e in Spagna (30 000 EUR). Tuttavia, gli autori di spam in paesi come la Romania, l’Irlanda e la Lettonia hanno ricevuto multe modeste che vanno da alcune centinaia ad alcune migliaia di euro.

- Per combattere con successo le minacce online occorre una combinazione di prevenzione, repressione e sensibilizzazione del pubblico. Le autorità pubbliche (quali le autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni, gli enti responsabili per la protezione dei dati e la difesa dei consumatori, gli organismi di polizia e le autorità giudiziarie) devono essere investite di responsabilità chiare e disporre di procedure di cooperazione tra loro; anche i settori pubblico e privato devono collaborare. Il livello di cooperazione varia considerevolmente nei diversi paesi dell’UE. In Belgio, a Cipro, in Estonia, in Francia, in Germania, in Italia, in Lettonia, in Lituania, nei Paesi Bassi, in Romania e nel Regno Unito esistono accordi di cooperazione mentre nel Lussemburgo e a Malta, ad esempio, esiste solo una cooperazione informale.

- Lo spam è un problema mondiale. È necessaria una maggiore cooperazione internazionale, sia all’interno dell’UE che a livello mondiale, per combattere lo spam.

- I paesi dell’UE devono assegnare risorse sufficienti alle autorità nazionali affinché queste possano raccogliere prove, effettuare indagini e intentare azioni legali in questo settore.

Secondo la Commissione europea il fenomeno “spam” viene considerato quale minaccia diretta alla privacy (o alla eprivacy). E’ indubbio che lo spam costituisca una minaccia e/o un pericolo per la privacy dei netcityzen, posto che in prima battuta viene da domandarsi: “Come mai il indirizzo email è finito nelle mani degli spammer ?”.

La seconda domanda che potrebbe essere formulata è: “Com’è possibile un invio massivo di mail senza che lo/gli spammer/s venga/no fermato/i ?”.

Non va trascurato che spesso lo spam è connesso ad attività illecite di phishing, ma non si può neppure escludere un legame con le  attività di marketing. L’analisi è complessa ma sicuramente sarebbe necessaria una campagna di forte sensibilizzazione sul fenomeno, anche se a volte si richiedono proprio interventi più radicali di alfabetizzazione informatica.

Sono noti i provvedimenti del Garante in materia e l’atteggiamento della giurisprudenza riguardo al fenomeno, anche se spesso non è facile spiegare a certi Magistrati cosa sia lo spam e perché si stia agendo giudizialmente contro questo fenomeno.

Tra le categorie più deboli si annovera sicuramente quella dei consumatori che spesso si trovano proiettati nel mondo digitale senza avere conoscenze  adeguate in ordine alla sicurezza e, comunque, riguardo alle basilari norme di comportamento prudenziale sulla rete. Di qui la necessità di una campagna di sensibilizzazione che deve essere promossa dalle associazioni dei consumatori, oggi sempre più attente – direi necessariamente – al fenomeno digitale.

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e-commerce: indagine a tappeto della UE sul rispetto della normativa

L’Unione Europea ha avviato un’indagine a tappeto nei confronti dei siti di e-commerce al fine di verificare se i relativi siti rispettino o non la normativa a tutela dei consumatori. Nei 26 Paesi europei sono stati controllati 369 siti, di cui 17 in Italia; di questi 17, poi, 6 sono stati selezionati per indagini nazionali. Questo è quanto emerge dal rapporto pubblicato oggi dalla Commissione Europea e disponibile qui. Secondo questo documento

Nel maggio 2009 le autorità nazionali di forza pubblica (coordinate dalla Commissione europea) hanno controllato i siti web che vendono prodotti elettronici per verificarne l’ottemperanza a tre essenziali normative UE in materia di consumatori: la direttiva sulle vendite a distanza, la direttiva sul commercio elettronico e la direttiva sulle pratiche commerciali sleali.

La Commissaria europea M. Kuneva ha dichiarato nel comunicato stampa:

Abbiamo preso di mira i siti web che vendono prodotti elettronici poiché, come lo so io stessa dai messaggi elettronici che ricevo e come risulta anche dal gran numero di denunce che arrivano ai centri europei di difesa dei consumatori, si tratta di un ambito problematico effettivo per i consumatori. Ci siamo resi conto che più della metà dei dettaglianti che vendono prodotti elettronici on-line deludono le aspettative dei consumatori. Questo è un problema su scala europea che richiede una soluzione europea. Nei mesi a venire ci sarà molto da fare per ripulire questo settore, i consumatori europei meritano un trattamento migliore.

In che cosa consiste questa indagine a tappeto ? Il citato comunicato chiarisce che essa si articola in 2 fasi: in una prima fase viene effettuato un controllo da parte delle Autorità nazionali sul un determinato settore di mercato; tutte le singole Autorità nazionali utilizzano lo stesso strumento di valutazione. Nella seconda fase si avviano le indagini su coloro che sono sospettati di irregolarità e verranno adottate le azioni necessarie alla valutazione delle incompatibilità e delle relative sanzioni. Le Autorità nazionali avranno competenza per i casi nazionali, mentre per le situazioni internazionali l’Autorità nazionale può chiedere assistenza a quella di altri Paesi. In questa fase viene comunque garantito alle imprese il diritto di replica e di rettificare la loro posizione irregolare. Chi non riuscirà a correggere la propria posizione rischieranno sanzioni anche con la chiusura del sito web.

E’ interessante notare i dati relativi ai siti di e-commerce che vendono i singoli beni elettronici:

PC n. 84 - lettori MP3/MP4 n. 65 - camere digitali n. 62 - telefoni cellulari n. 60 - lettori DVD n. 56 - consolle di videogiochi n. 42 (in totale, ovviamente, sono 369).

I problemi più comuni riscontrati sono stati:

1) Informazioni ingannevoli o mancanti sui diritti del compratore;

2) Informazioni ingannevoli o mancanti sul costo totale;

3) dettagli mancanti o incompleti sul venditore.

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Più preoccupanti, sebbene si tratti di dati su scala europea, sono i risultati dell’indagine:

Il 55% dei 369 siti web indagati presentava irregolarità che sono oggetto di ulteriori indagini. Il 13% dei siti problematici richiederà una cooperazione transfrontaliera tra le autorità nazionali.

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Tenuto conto di quanto emerge da questa indagine è quanto mai importante il ruolo delle associazioni dei consumatori, tenuto anche conto della penosa situazione relativa alla class action in Italia. E’ necessaria una consistente campagna informativa sull’e-commerce ed in particolare, oltre che sui diritti dei consumatori, su ciò a cui è importante fare attenzione in un sito web di e-commerce. La stessa Commissaria Kuneva disse che il mercato è lo schermo, proprio per intendere che l’evoluzione tecnologica sta spostando le abitudini dei consumatori verso un utilizzo sempre più massiccio di Internet e delle tecnologie. Questo è quello che si può auspicare da un lato; dall’altro, invece, sarebbe utile considerare l’attuale sistema normativo nazionale ed europeo alla luce di una sempre maggiore necessità di interazione tra Paesi europei e tra le forze di polizia. Tuttavia, per le forze di polizia, potrebbe essere oneroso controllare i siti web di e-commerce; pertanto, come segnalato da ADICONSUM, potrebbe anche essere utile demandare questo compito di monitoraggio ad un organo di controllo europeo che possa eventualmente anche segnalare alle forze di polizia le violazioni riscontrate.

Le immagini sono tratte dal portale europeo.

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Digitalizzazione dei libri: la Commissione Europea si attiva

Riporto la traduzione non ufficiale del preambolo del comunicato stampa europeo del 7 settembre relativo alla digitalizzazione dei volumi cartacei.

Viviane Reding, Commissario per la Società dell’informazione e dei media, e Charlie McCreevy, commissario per i servizi e il mercato interno, oggi hanno fatto una dichiarazione comune che definisce le importanti partecipazioni culturale ed economica della digitalizzazione del libro in Europa. Per far fronte al difficile compito di digitalizzare i libri in Europa, di cui esistono decine di milioni in biblioteche nazionali soltanto in Europa, i due Commissari hanno sottolineato la necessità di un pieno rispetto delle norme sul copyright al fine di garantire una equa remunerazione per gli autori, ma anche accolto con favore il partenariato pubblico-privato come un mezzo per accelerare la digitalizzazione di libri. Hanno evidenziato la necessità di adeguare la legislazione sul copyright in Europa ancora molto frammentaria per l’era digitale, in particolare per quanto riguarda le opere fuori catalogo. La dichiarazione dei due commissari arriva prima di una serie di seminari e di incontri tra la Commissione, le istituzioni culturali, i titolari dei diritti, le aziende e le organizzazioni dei consumatori, che iniziano oggi con una audizione informativa sulla soluzione delle class action americane su Google Book Search. Ai sensi della soluzione  concordata tra Google, gli autori ed editori negli Stati Uniti (che richiede ancora la convalida da un tribunale degli Stati Uniti), gli autori potevano ricevere il 63% del fatturato online generato da Google con i libri digitalizzati. Ad oggi, una soluzione equivalente non è disponibile nell’UE. Le audizioni di questa settimana e gli incontri presso la Commissione aiuterà a sviluppare una risposta europea alle sfide sulla digitalizzazione di libri. Entrambi i commissari ritengono che la sfida per i responsabili politici dell’UE è quella di assicurare un quadro normativo che spiana la strada per un rapido roll-out dei servizi, simili a quello reso possibile negli Stati Uniti dal recente accordo, per i consumatori europei e per la biblioteca europea e per i centri di ricerca. A seguito degli incontri di questa settimana, la Commissione presenterà una relazione e condividerà i risultati preliminari con il Parlamento europeo e del Consiglio.

La Commissaria Reding ha affermato: “E’ tempo per L’europa di cambiare pagina sui libri digitali e sul copyright“.

Vedremo che soluzioni adotteranno.

Fonte: Europa

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eCall: appello della Commissione Europea sulla sicurezza stradale

ecall_logoeCall è questo il nome della nuova tecnologia supportata dalla Commissione europea. Sul fronte della sicurezza stradale, infatti, ecco le nuove iniziative della Commissione Europea. Si tratta di un progetto sviluppato sfruttando il numero unico di emergenza europeo 112. Avevamo già parlato di questo argomento e delle iniziative della Commissione UE in questo post e in altro precedente.

Con un comunicato stampa (in italiano) del 21 agosto scorso la Commissione ha ripreso l’argomento in maniera più concreta. Di seguito il preambolo del comunicato stampa:

La Commissione europea ha lanciato oggi un ultimo appello a tutti i paesi dell’Unione europea affinché accelerino l’adozione volontaria di “eCall”, la nuova tecnologia di comunicazione a bordo degli autoveicoli, che potrebbe permettere di salvare 2 500 vite all’anno. Quando un’auto ha un incidente grave, il sistema eCall compone automaticamente il 112, il numero unico d’emergenza europeo, e comunica la posizione del veicolo al servizio d’emergenza più prossimo. In tal modo è possibile dimezzare i tempi d’intervento dei soccorsi, ridurre la gravità delle ferite e salvare la vita di persone che non sanno o non sono in grado di dire dove si trovano. Al momento l’introduzione di eCall è lasciata alla volontà delle autorità pubbliche, delle imprese automobilistiche e degli operatori di telefonia mobile e il sistema non è in funzione in nessuno dei paesi dell’UE. La Commissione annuncia, in un documento programmatico adottato oggi, che se entro la fine del 2009 non si compiono progressi significativi nell’introduzione del sistema essa potrebbe proporre delle misure normative volte a diffondere il più rapidamente possibile questa tecnologia salvavita in tutt’Europa. Nel 2008 si sono prodotti oltre 1,2 milioni di incidenti sulle strade europee, causando circa 39 000 morti e più di 1,7 milioni di feriti.

In sostanza, con questa tecnologia al verificarsi di un incidente grave viene composto automaticamente il numero 112 per attivare immediatamente i soccorsi. Per questa iniziativa è stato anche reso disponibile un video. Una sintesi interessante di eCall è disponibile in italiano a questo indirizzo.

Il sistema eCall viene descritto con il seguente schema:

ecallPer chi fosse interessato ad approfondire l’argomento si segnala il sito di riferimento dell’iniziativa eCall che è raggiungibile qui. Inoltre, la Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the Economic and Social Committee and the Committee of the Regions - ‘eCall: Time for Deployment’ è disponibile qui.

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Media literacy: ecco la raccomandazione della Commissione Europea

La Commissione Europea ha emanato oggi la raccomandazione C (2009)6464 “on media literacy in the digital environment for a more competitive audiovisual and content industry and an inclusive knowledge society” in materia di media literacy, cioè educazione ai nuovi media. Si tratta di un documento sicuramente importante.

In sostanza, facendo seguito al rapporto pubblicato lo scorso 4 agosto di cui si è già parlato, la Commissione con il comunicato stampa ha “ha avvertito che i cittadini europei di tutte le età rischiano di non godere dei benefici dell’odierna società dell’informazione ad alta tecnologia se non ci sarà un maggiore impegno per educarli ai media, consentendo loro di accedere a immagini, suoni e testi, di analizzarli e valutarli, nonché di utilizzare gli strumenti, nuovi e tradizionali, per comunicare e creare contenuti mediatici“.

Nel citato comunicato stampa, inoltre, si legge:

Per partecipare all’odierna società dell’informazione, è necessario comprendere il funzionamento dei vari media (vecchi e nuovi). Questo è il motivo per cui oggi la Commissione europea ha adottato (su invito del Parlamento europeo) degli orientamenti in materia esortando i paesi membri e l’industria a promuovere l’educazione ai media fra i cittadini Europei attraverso attività che li aiutino ad accedere a tutti i media cui sono esposti (televisione, cinema, radio, musica, stampa, Internet e tecnologie di comunicazione digitale), a comprenderli e a valutarli con spirito critico.

Non mancano riferimenti alla privacy, argomento caro alla DG-INFSO, tanto che – proprio nell’ottica della educazione ai media – si afferma esplicitamente la necessità di una maggiore consapevolezza ai propri dati personali. In particolare, si legge:

Coloro che utilizzano i media devono essere consapevoli dei rischi connessi alla diffusione dei loro dati personali: più sono competenti nell’utilizzo di queste tecnologie ed esperti su come funziona la pubblicità in linea, meglio possono tutelare la propria privacy. I più eruditi sui media avranno anche una maggiore curiosità in materia ed esploreranno il loro patrimonio culturale e le recenti opere culturali europee.

Come si diceva la raccomandazione si articola, in concreto, in due parti (I e II) per complessivi 9 punti, di cui 5 riguardano la parte I e 4 sono contenuti nella parte II. Con riguardo alla parte I, la Commissione raccomanda agli “Stati membri, in cooperazione con le autorità incaricate dei servizi audiovisivi e di regolamentazione della comunicazione elettronica, in collaborazione con l’autorità sulla protezione dei dati:

  1. di sviluppare e attuare iniziative di co-regolamentazione per l’adozione di codici di condotta da parte dei principali soggetti interessati e promuovere iniziative di autoregolamentazione e le linee guida, sui temi individuati per l’industria dei media ai sensi della parte II;
  2. a seguito dell’attuale studio della Commissione sui criteri di valutazione per i livelli di alfabetizzazione mediatica in Europa, promuovere la ricerca sistematica attraverso studi e progetti su diversi aspetti e dimensioni di alfabetizzazione mediatica nell’ambiente digitale e di monitorare e misurare il livello di progresso della media literacy;
  3. aprire un dibattito con conferenze e ad altri eventi pubblici, sull’inserimento della media literacy nel curriculum scolastico per l’istruzione obbligatoria e, come parte della fornitura di competenze chiave per l’apprendimento permanente, secondo la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa competenze chiave per l’apprendimento permanente;
  4. intensificare i propri sforzi per migliorare la consapevolezza del patrimonio audiovisivo nazionale ed europeo attraverso campagne nazionali di sensibilizzazione destinate ai cittadini;
  5. sensibilizzazione attraverso corsi di formazione, giornate informative e la distribuzione di kit d’informazione sui rischi connessi con il trattamento dei dati personali attraverso l’informazione e le reti di comunicazione ed educare gli utenti, soprattutto i giovani, genitori e insegnanti, in questo campo.

Con riferimento alla parte II, che riguarda le Industrie, la raccomandazione prosegue: l’industria dei media aumenta il proprio impegno a fornire gli strumenti necessari per migliorare il loro livello di alfabetizzazione mediatica mediante:

  1. sistematica diffusione della conoscenza attraverso campagne di informazione su come l’informazione e i contenuti creativi sono prodotti, modificati e distribuiti nel mondo digitale, anche su come funzionano i motori di ricerca e su come utilizzarli al meglio;
  2. fornire ai cittadini informazioni chiari, user-friendly, mediante l’organizzazione di campagne sensibilizzazione, sulle tecniche utilizzate per finalità di comunicazione commerciale, in particolare per quanto riguarda il product placement, la pubblicità on-line, e i mezzi per identificare meglio i confini tra il marketing e il contenuto;
  3. fornire ai cittadini informazioni, creando pacchetti di informazioni in particolare ai giovani, su come i loro dati personali sono trattati nel contesto di offerte su misura, in particolare, la pubblicità interattiva, nel pieno rispetto delle vigenti disposizioni di legge;
  4. informando attivamente i cittadini, mediante l’organizzazione di giornate informative, di come si realizza l’attività creativa, compreso il ruolo del diritto d’autore in questo senso.

Si tratta, ovviamente, di un documento complesso che è il risultato finale di un percorso già avviato nel 2007. Si dovrà attendere adesso la concreta attuazione della raccomandazione ed in particolare come essa inciderà a livello nazionale specialmente nelle scuole.

Fonte: Europa

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La Commissione Europea investe nella ricerca sulle reti mobili ultraveloci

Con un comunicato stampa di ieri la Commissione Europea ha annunciato che dall’1 gennaio 2010 saranno investiti 18 milioni di euro per sviluppare la ricerca sulla tecnologia LTE (acronimo di Long Term Evolution) che sarà il futuro della rete mobile di quarta generazione (4G). Si riporta il preambolo del citato comunicato stampa:

A partire dal 1° gennaio 2010 l’UE investirà 18 milioni di euro nella ricerca a sostegno delle reti mobili di quarta generazione. La Commissione europea ha deciso di avviare la procedura di finanziamento della ricerca sulla tecnologia Long Term Evolution (LTE) Advanced che consentirà di offrire velocità di accesso all’internet mobile fino a cento volte superiori rispetto alle attuali reti di terza generazione. L’LTE sta diventando l’opzione prescelta dalle imprese del settore per le reti mobili di prossima generazione, anche grazie ai consistenti finanziamenti a favore della ricerca stanziati dall’UE a partire dal 2004. 25 anni fa l’Europa ha fatto dello standard GSM l’elemento portante della moderna telefonia mobile. Grazie alla ricerca congiunta a livello europeo e alla forza del mercato unico dell’UE, lo standard GSM è oggi utilizzato dall’80% delle reti mobili nel mondo. Con l’LTE si preannuncia un successo analogo, grazie alla capacità della ricerca finanziata dall’UE di continuare a offrire tecnologie all’avanguardia per la vita quotidiana degli europei.

Sempre dal predetto comunicato si legge:

La Long Term Evolution (LTE) è la più recente tecnologia senza filo, che consente velocità di connessione all’internet mobile fino a 100 megabit al secondo, ossia dieci volte superiori rispetto alle reti di terza generazione. Al momento in Europa è in fase di prova in Finlandia, Germania, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito, e in Svezia e Norvegia ne è prevista la commercializzazione per il primo semestre del 2010. Tra il 2004 e il 2007 l’UE ha sostenuto con finanziamenti per 25 milioni di euro la ricerca sull’ottimizzazione e la standardizzazione dell’LTE (i progetti WINNER I e II gestiti da un consorzio di 41 imprese e università europee all’avanguardia). Questa ricerca ha portato allo sviluppo di un primo concetto di infrastruttura di rete basata sull’LTE.

Ed ancora:

Nel complesso, nel periodo 2007-2013 l’UE investirà più di 700 milioni di euro per la ricerca sulle reti del futuro e metà dell’importo sarà destinato alle tecnologie senza filo che contribuiscono allo sviluppo delle reti di quarta generazione e oltre.

Fonte: Europa

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