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Commissione Europea

Commissione Europea: consultazione pubblica sulla net neutrality:

Il 30 giugno scorso la Commissione Europea ha indetto una consultazione pubblicasulle principali problematiche legate al concetto di neutralità della rete” (così si legge nel comunicato stampa).

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Commissione Europea: consultazione pubblica su e-commerce

La Commissione Europea ha indetto una consultazione pubblica sull’e-commerce il cui termine di scadenza è fissato al 15 ottobre prossimo.

E’ possibile consultare il testo integrale a questo link.

Fonte: Europa.

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Safer Internet Day 2010

Oggi si celebra il Safer Internet Day in tutta Europa. La “Giornata dell’Internet Sicuro” si celebra in tutta Europa e fa riferimento ad un progetto della Commissione Europea. Sarebbe utile, che tutte le categorie – ma principalmente genitori, docenti e ragazzi – fossero più attenti ai rischi in cui ci si può imbattere a volte pensando di conoscere Internet.

Questo video molto carino e significativo è sufficientemente eloquente

Il nodo italiano del progetto è rappresentato da ADICONSUM e Save The Children

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Nominati i nuovi Commissari Europei

Josè Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea al suo secondo mandato, si trova a lavorare per il periodo 2009-2013 con un collegio dei Commissari europei rinnovato, parzialmente per le persone e in maniera significativa per le attività.

Difatti, è possibile visionare la “squadra” della Commissione Europea visitando questo sito.

Con il comunicato stampa, diramato ieri, sono state annunciate anche significative variazioni in ordine alle competenze delle singole DG.

Per quanto riguarda, più in dettaglio, la DG-INFSO (Direzione Generale Information Society) la Commissaria V. Reding (che ha assunto l’incarico di “Vice-President of the Commission. Justice, Fundamental Rights and Citizenship“) lascia la poltrona a Neelie Kroes per “Digital Agenda” e Vice Presidente della Commissione. La variazione importante riguarda il Programma MEDIA è stato trasferito alla DG EAC (Education and Culture). Il Media Programme contiene anche riferimenti alla media literacy definita come “the ability to access the media, to understand and to critically evaluate different aspects of the media and media contents an to create communications in a variety of contexts“. Per maggiori informazioni sul Media Programme, qui e qui.

Con riferimento, invece alla DG-SANCO, la DG che tratta argomenti connessi alla salute ed ai consumatori, Meglena Kuneva viene sostituita da John Dalli a cui, appunto, viene affidato la “Health and Consumer Policy“. I cambiamenti per la DG-SANCO sono maggiori rispetto alla DG-INFSO e precisamente:

  • - l’Unità Prodotti farmaceutici e cosmetici viene aggregata alla DG-SANCO dalla DG Enterprise and Industry (ENTR) con il conseguente trasferimento della European Medicines Agency;
  • – viene aggregata alla DG-SANCO la Unità ENV “Biotechnology, Pesticides and Health” dalla DG Environment (ENV).
  • – invece, la Unit b.2 su “Consumer Contract and Marketing Law” viene spostata dalla DG-SANCO alla DG-Justice, Liberty and Security (JLS).

Fonte: Europa

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e-commerce transfrontaliero: la posizione della Commissione europea

Dopo la pubblicazione del precedente post sull’argomento è stato diramato il comunicato stampa del quale si riporta di seguito l’abstract:

Stando a una nuova relazione della Commissione europea pubblicata in data odierna sul commercio elettronico transfrontaliero di prodotti di consumo si è riscontrata una diffusa problematica concernente il rifiuto degli ordinativi di consumatori dell’UE che tentano di acquistare on line prodotti in un altro Stato membro. Per conto della Commissione è stato avviato un ampio studio indipendente basato su acquisti tramite “clienti civetta” nell’ambito del quale acquirenti di tutta l’UE hanno tentato di acquistare una gamma di 100 prodotti popolari – ad esempio apparecchi fotografici, CD, libri, indumenti – da un commerciante transfrontaliero. Sono stati inviati più di 11000 ordinativi di prova. Dalla ricerca è emerso che il 60% delle transazioni transfrontaliere non ha potuto essere completato dai consumatori poiché il commerciante non spediva il prodotto nel loro paese o non offriva un mezzo adeguato di pagamento transfrontaliero. La Lettonia, il Belgio, la Romania e la Bulgaria sono i paesi in cui i consumatori hanno maggiori difficoltà a fare acquisti transfrontalieri (per l’elenco completo con il piazzamento rispettivo dei paesi dell’UE-27 si rinvia al MEMO/09/475). Ma in tutti i paesi, tranne due, le probabilità di avere successo allorché si fa un acquisto transfrontaliero sono inferiori al 50%. È chiaro che in tal modo i cittadini perdono delle buone occasioni. In più della metà degli Stati membri il 50% o più dei prodotti poteva essere reperito a un costo inferiore del 10% (comprese le spese di trasporto) ricorrendo a un sito web di un altro paese. Inoltre il 50% dei prodotti cercati non era reperibile sui siti nazionali ed era offerto soltanto dal commerciante di un altro Stato membro. La comunicazione espone una serie di misure da adottare per ridurre il complesso contesto normativo che scoraggia le imprese dal servire i consumatori in un altro Stato membro. Inoltre, per accrescere la fiducia nel commercio on line, si procederà a esaminare nell’ambito di un forum con le parti interessate i problemi relativi alla raccolta di dati commerciali e al loro uso per elaborare un profilo dei clienti e indirizzare loro offerte.

Sul sito web della DG-SANCO è disponibile in lingua italiana la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni, relativa al monitoraggio dei risultati relativi ai consumatori nel mercato unico nell’ambito della seconda edizione del quadro di valutazione dei mercati dei beni di consumo.

Si ritiene opportuno riportare la sintesi che è presente nella parte introduttiva della citata Comunicazione relativa al commercio elettronico transfrontaliero.

L’obiettivo principale del quadro di valutazione consiste nell’identificare i segmenti del mercato interno che non stanno funzionando in modo corretto per i consumatori.

• Mentre il commercio elettronico si sta diffondendo, quello elettronico transfrontaliero non si sta sviluppando ad un ritmo analogo, a causa degli ostacoli transfrontalieri agli scambi commerciali online. La relazione sul commercio elettronico pubblicata insieme al presente quadro di valutazione espone dettagliatamente la situazione attuale del commercio elettronico nell’Ue. La relazione sul mercato al dettaglio del 2009 comprenderà un capitolo dedi- cato alle vendite al dettaglio online, in cui vengono esposte le varie iniziative relative alla segmentazione geografica del mercato online, gli ostacoli incon- trati dai consumatori che acquistano online oltre frontiera, nonché le attività in corso volte ad affrontare tale problema.

Con espresso riferimento al commercio al dettaglio si legge:

Il commercio al dettaglio transfrontaliero si trova in una situazione di stallo. La quota di consumatori che effettua acquisti transfrontalieri è rimasta ai livelli del 2006, mentre la quota di venditori transfrontalieri è diminuita. Tuttavia, mentre il 25% dei consumatori ha effettuato acquisti transfrontalieri negli ultimi 12 mesi, il 33% sta pensando di farlo l’anno prossimo. Se nell’Ue venissero istituite normative armonizzate per i consumatori, il 49% dei venditori sarebbe interessato alla vendita transfrontaliera. questo produrrebbe un significativo miglioramento rispetto al 20% dei venditori che attualmente effettuano operazioni transfrontaliere. L’ac- quisto online si sta diffondendo, ma il commercio elettronico transfrontaliero non si sta sviluppando rapidamente come quello elettronico a livello nazionale.

La percentuale di consumatori che si sente adeguatamente tutelata dalla normativa esistente varia considerevolmente tra gli Stati membri. nel 2008 la metà degli europei ritiene che le misure attualmente in vigore forniscano una protezione adeguata dei consumatori. Inoltre i consumatori sembrano trovarsi in difficoltà quando tentano di risolvere un problema o devono presentare reclami. Circa la metà dei consumatori europei che avevano presentato reclami non era soddisfatta del trattamento ad essi riservato. Solo quattro consumatori su dieci ritengono che sia facile risolvere le controversie con i venditori e i forni- tori attraverso meccanismi alternativi di soluzione delle controversie e solo tre su dieci ritengono sia facile risolvere controversie di fronte al tribunale. queste cifre sono leggermente più basse rispetto a quelle del 2006.

Fonte: Europa

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e-commerce trasfrontaliero: ulteriore step della Commissione Europea

Come anticipato con questo post, ieri la Commissaria europea M. Kuneva ha illustrato la sua politica relativa all’e-commerce. Non si tratta di una novità, ma di un ulteriore step del programma sull’e-commerce. In sintesi, la Kuneva ha precisato che bisogna creare una semplice ed unica normativa sui diritti dei consumatori che dovrà sostituire la disciplina esistente; sarà necessario, inoltre, promuovere una più efficiente legislazione sulla protezione del consumatore e fornire ai cittadini adeguate informazioni circa il recesso. Infine, andrà semplificata la legislazione per i venditori.

Al di là di questa sintesi prospettata dalla Commissaria Kuneva, la Commissione ha emesso ieri una Comunicazione dalla Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Europeo Economico e Sociale, al Comitato delle Regioni, sull’e-commerce transfrontaliero in Europa business to consumer (B2C). Tale documento, sempre nell’ottica di progressione programmata dalla Commissaria Kuneva, è di primaria importanza anche perché si completa con un corposo (106 pagine) rapporto sull’e-commerce in Europa che è stato pubblicato il 20 ottobre.

In sostanza la Comunicazione prima citata intende realizzare una strategia per un migliore sistema di e-commerce trasfrontaliero. La Commissione provvederà a continuare il monitoraggio del sistema di e-commerce trasfrontaliero.

A mio parere è quanto mai necessario ed opportuno che le associazioni dei consumatori siano assolutamente proattive per contribuire a migliorare nettamente il sistema di e-commerce trasfrontaliero. Da un lato, le associazioni dei consumatori potranno realizzare campagne di sensibilizzazione dirette ai consumatori e dall’altro intervenire a livello istituzionale per avanzare proposte o contributi finalizzati ad una maggiore armonizzazione del sistema di e-commerce a livello europeo.

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Safer Internet Forum 2009

Anche quest’anno partecipo al Safer Internet Forum 2009 che si tiene a Lussemburgo sotto  l’egida della DG-INFSO. Si tratta di un evento annuale che rientra nelle attività del progetto europeo Safer Internet Programme organizzato dalla Commissione Europea. Il tema di quest’anno è “promoting online safety in school” e si discuterà appunto degli aspetti relativi alla sicurezza online nelle scuole durante i due giorni di attività (22 e 23 ottobre).

A differenza dell’edizione dell’anno precedente, quest’anno è stato aumentato il coinvolgimento diretto dei ragazzi tra i 14 e 17 anni; difatti sono presenti 52 ragazzi dei diversi Paesi europei che stanno contrbuendo direttamente a prospettare la loro personale esperienza riguardo alla sicurezza online e ciò che a loro avviso andrebbe fatto per migliorare. Sono previste delle sessioni con dei panel (youth panel) durante i quali si prospettano le questioni connesse con le problematiche della sicurezza online.

Emerge già dalle prime battute, ma è comunque opportuna una sintesi al al termine dei lavori, che sia necessaria ed opportuna un’adeguata formazione che coinvolga studenti, genitori ed docenti attraerso cui rendersi consapevoli di ciò che sia realmente Internet e con quale approccio vadano utilizzate le risorse online. E’ necessaria inoltre una buona campagna di sensibilizzazione dei soggetti interessati, incluse le strutture scolastiche, al fine di spiegare che nella vita virtuale è importante l’aspetto comportamentale così come nella vita reale.

Non va dimenticata la recente istanza dell’Europa a favore della media literacy che dovrà essere inserita nei programmi scolastici.

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UE: diritto alla eprivacy e lotta allo spam

La Commissione Europea ha pubblicato giovedì scorso – 8/10/2009 – uno studio dal quale emerge come il fenomeno dello spamming abbia numeri elevati. In tutta sincerità il risultato contenuto nello studio citato non stupisce poiché lo spam è un fenomeno noto da tempo ed è immaginabile che l’evoluzione della rete abbia comportato un incremento del fenomeno.

Tuttavia, lo studio citato – così come riportato nel comunicato stampa – indica le seguenti conclusioni:

- attualmente quasi tutti i paesi dell’UE dispongono di uno o più siti web in cui i cittadini possono reperire informazioni o presentare denuncia nel caso in cui siano vittima di spam, di spyware o di software maligni;

- un’analisi di oltre 140 azioni legali di 22 Stati membri indica l’esistenza di differenze sostanziali fra il numero di cause per paese e le multe comminate. Il numero più elevato di cause è stato registrato in Spagna (39), in Slovacchia (39) e in Romania (20). Le multe più elevate sono state comminate nei Paesi Bassi (1 000 000 EUR), in Italia (570 000 EUR) e in Spagna (30 000 EUR). Tuttavia, gli autori di spam in paesi come la Romania, l’Irlanda e la Lettonia hanno ricevuto multe modeste che vanno da alcune centinaia ad alcune migliaia di euro.

- Per combattere con successo le minacce online occorre una combinazione di prevenzione, repressione e sensibilizzazione del pubblico. Le autorità pubbliche (quali le autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni, gli enti responsabili per la protezione dei dati e la difesa dei consumatori, gli organismi di polizia e le autorità giudiziarie) devono essere investite di responsabilità chiare e disporre di procedure di cooperazione tra loro; anche i settori pubblico e privato devono collaborare. Il livello di cooperazione varia considerevolmente nei diversi paesi dell’UE. In Belgio, a Cipro, in Estonia, in Francia, in Germania, in Italia, in Lettonia, in Lituania, nei Paesi Bassi, in Romania e nel Regno Unito esistono accordi di cooperazione mentre nel Lussemburgo e a Malta, ad esempio, esiste solo una cooperazione informale.

- Lo spam è un problema mondiale. È necessaria una maggiore cooperazione internazionale, sia all’interno dell’UE che a livello mondiale, per combattere lo spam.

- I paesi dell’UE devono assegnare risorse sufficienti alle autorità nazionali affinché queste possano raccogliere prove, effettuare indagini e intentare azioni legali in questo settore.

Secondo la Commissione europea il fenomeno “spam” viene considerato quale minaccia diretta alla privacy (o alla eprivacy). E’ indubbio che lo spam costituisca una minaccia e/o un pericolo per la privacy dei netcityzen, posto che in prima battuta viene da domandarsi: “Come mai il indirizzo email è finito nelle mani degli spammer ?”.

La seconda domanda che potrebbe essere formulata è: “Com’è possibile un invio massivo di mail senza che lo/gli spammer/s venga/no fermato/i ?”.

Non va trascurato che spesso lo spam è connesso ad attività illecite di phishing, ma non si può neppure escludere un legame con le  attività di marketing. L’analisi è complessa ma sicuramente sarebbe necessaria una campagna di forte sensibilizzazione sul fenomeno, anche se a volte si richiedono proprio interventi più radicali di alfabetizzazione informatica.

Sono noti i provvedimenti del Garante in materia e l’atteggiamento della giurisprudenza riguardo al fenomeno, anche se spesso non è facile spiegare a certi Magistrati cosa sia lo spam e perché si stia agendo giudizialmente contro questo fenomeno.

Tra le categorie più deboli si annovera sicuramente quella dei consumatori che spesso si trovano proiettati nel mondo digitale senza avere conoscenze  adeguate in ordine alla sicurezza e, comunque, riguardo alle basilari norme di comportamento prudenziale sulla rete. Di qui la necessità di una campagna di sensibilizzazione che deve essere promossa dalle associazioni dei consumatori, oggi sempre più attente – direi necessariamente – al fenomeno digitale.

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